In un’epoca in cui l’industria automobilistica globale spinge con veemenza verso una transizione ecologica ad alto tasso tecnologico, fatta di vetture elettriche da oltre 35.000 €, guida autonoma di livello 2 e display ipnotici a tutta plancia, c’è un’Italia profonda dove la mobilità quotidiana sta compiendo un salto all’indietro di oltre un secolo. La storia di Massimiliano Accetturo, cittadino di Rocchetta Sant’Antonio, piccolo comune arroccato sui Monti Dauni in provincia di Foggia, non è soltanto un aneddoto di colore o una curiosità da social network. Scegliere di abbandonare definitivamente la propria autovettura per recarsi al lavoro a cavallo è la manifestazione plastica, quasi teatrale ma terribilmente pragmatica, di una crisi economica e strutturale che sta colpendo al cuore il ceto medio e i lavoratori dell’entroterra italiano. Nel corso del 2024, il costo totale di possesso di un’automobile (il cosiddetto Total Cost of Ownership – TCO) ha raggiunto livelli di guardia del tutto insostenibili per chi percepisce uno stipendio medio mensile compreso tra i 1.200 € e i 1.500 €. Tra il prezzo dei carburanti che oscilla costantemente sopra la soglia psicologica di 1,85 €/l per la Benzina e 1,75 €/l per il Diesel, la stangata dei premi assicurativi RC Auto che in Puglia hanno registrato rincari medi superiori al +9,3% nell’ultimo anno, e il costo dei ricambi salito del +15%, la mobilità privata su quattro ruote si sta trasformando rapida ed inesorabilmente da diritto costituzionale alla libertà di movimento a bene di lusso per pochi eletti.

Analisi Tecnica ed Economica: Il Collasso della Mobilita Popolare
Per comprendere appieno le motivazioni che hanno spinto Massimiliano Accetturo a rispolverare la trazione animale – un singolo e letterale “cavallo vapore” contro i 75 CV o 100 CV di un’utilitaria moderna – è necessario sezionare freddamente il bilancio finanziario che un lavoratore pendolare si trova ad affrontare ogni mese. Prendiamo come riferimento una delle auto più vendute e popolari del mercato italiano, la Fiat Panda 1.0 Hybrid da 70 CV, oppure una compagna di segmento come la Dacia Sandero Streetway equipaggiata con il motore TCe 90 CV o la versione ECO-G a GPL da 100 CV. Nel 2019, prima della pandemia e della conseguente impennata inflazionistica che ha travolto la catena di fornitura automotive, l’acquisto di una vettura d’ingresso di segmento B richiedeva una spesa media compresa tra i 9.500 € e i 11.500 €. Oggi, nel 2024, il prezzo d’attacco a listino per le medesime categorie di veicoli si attesta saldamente tra i 15.500 € e i 18.500 €, segnando un incremento a doppia cifra che sfiora il +50% in soli cinque anni.
A questo capitolo di spesa iniziale, quasi sempre spinto dalle finanziarie delle case madri con tassi di interesse (TAN che supera agevolmente l’8,99% e TAEG oltre l’11,5%), si sommano i costi d’esercizio ricorrenti. Nella provincia di Foggia, percorrere una media di 30 km al giorno per motivi di lavoro su strade provinciali spesso dissestate – come quelle che collegano Rocchetta Sant’Antonio ai centri limitrofi e ai nodi industriali della Daunia – significa consumare circa 60 litri di carburante al mese. Con i prezzi attuali dei distributori, la sola voce carburante incide per circa 110 € – 130 € mensili. Ma il vero salasso e l’elemento destabilizzante per il bilancio di Accetturo e di migliaia di automobilisti meridionali risiede nei costi fissi obbligatori. L’assicurazione RC Auto nella provincia foggiana soffre di penalizzazioni tariffarie storiche, legate a fattori di rischio statistico elevati: la copertura base per un guidatore in classe di merito intermedia varia dai 650 € agli 1.100 € all’anno, una cifra sproporzionata se rapportata al valore residuo del parco circolante locale, la cui età media supera abbondantemente i 12,8 anni.
Se a questo quadro finanziario aggiungiamo il pagamento della tassa automobilistica regionale (il Bollo Auto), la revisione ministeriale periodica ad un costo fisso di 79,02 €, il cambio stagionale degli pneumatici (con un set di gomme da 15 o 16 pollici di brand come Pirelli, Michelin o Bridgestone che è passato da 250 € ad oltre 420 € montaggio incluso) e la manutenzione ordinaria composta da olio, filtri e usura freni, il costo chilometrico reale per percorrere le strade dei Monti Dauni sfora abbondantemente i 0,38 €/km. Per un tragitto annuo modesto di 10.000 km, il costo di gestione totale dell’auto si attesta dunque attorno ai 3.800 € – 4.200 €. In questo scenario desolante, la scelta provocatoria ma drammaticamente reale di Massimiliano Accetturo manifesta una logica economica ineccepibile: il mantenimento di un cavallo, pur richiedendo spese per fieno, spazzolatura, ferratura e assistenza veterinaria, presenta costi fissi e variabili drasticamente inferiori se inserito in un contesto rurale favorevole, dove la stalla e il pascolo sono già di proprietà o facilmente reperibili a costi irrisori.
La Decadenza delle Infrastrutture e il Muro dell’Elettrico
La provocazione di Rocchetta Sant’Antonio apre una ferita profonda anche sul tema della transizione verso i veicoli a zero emissioni (BEV), calata dall’alto dalle normative europee come il piano Fit for 55 che prevede lo stop alla vendita di motori termici Benzina e Diesel entro il 2035. Se nelle grandi metropoli del Nord Italia o d’Europa l’auto elettrica viene raccontata come il futuro inevitabile e pulito, nelle zone interne del Mezzogiorno la realtà di tutti i giorni si scontra con l’assenza totale di infrastrutture di ricarica. L’intera area dei Monti Dauni soffre di una desertificazione di colonnine ad alta potenza in corrente continua (DC Fast Charger da 50 kW o 150 kW di operatori come Enel X Way, Be Charge o Free To X). Acquistare un’auto elettrica economica come la nuova Citroën ë-C3 (proposta a partire da 23.900 €) o la Dacia Spring (da 17.900 €) rappresenta per gli abitanti di queste comunità una scommessa al buio, aggravata da un’autonomia reale durante le stagioni fredde che cala drasticamente fino a meno di 150 km nei percorsi extraurbani montani e collinari.
Di conseguenza, il cittadino pendolare dell’entroterra si trova incastrato in una tenaglia micidiale: da un lato l’impossibilità finanziaria e pratica di convertirsi all’elettrico, dall’altro l’aumento esponenziale delle spese per mantenere in vita vecchie auto termiche Euro 3 o Euro 4, penalizzate da blocchi del traffico nelle città maggiori, costo dei ricambi schizzato alle stelle e benzina alle stelle. L’ingegneria automobilistica moderna, guidata da colossi transnazionali come il gruppo Stellantis (proprietario dei marchi Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Peugeot e Citroën) o il gruppo Volkswagen, ha progressivamente abbandonato la produzione delle utilitarie da prezzo d’attacco d’un tempo. Modelli iconici come la vecchia Fiat Uno, la Punto o la Ford Fiesta – ritirata definitivamente dalla produzione nel luglio 2023 dopo quasi 50 anni di carriera – garantivano l’accesso alla mobilità individuale con investimenti contenuti. Oggi la corsa al margine di profitto unitario ha trasformato ogni modello in B-SUV o Crossover infarcito di sensori e microchip, facendo impennare il valore medio di vendita di qualsiasi autovettura nuova in Italia alla cifra record di oltre 26.000 € nel corso del primo semestre del 2024.
“La scelta di andare al lavoro a cavallo a Rocchetta Sant’Antonio non è un ritorno al folklore, ma l’urlo di protesta di un’Italia rurale dimenticata: quando mantenere un’utilitaria usata costa un terzo dello stipendio netto di un lavoratore, la mobilità moderna ha fallito la sua missione sociale originaria.”

Punti Chiave della Crisi della Mobilita Rurale
- L’Escalation Inarrestabile del TCO (Total Cost of Ownership): Mantenere un’auto di segmento B o C nel 2024 costa in media tra i 350 € e i 450 € al mese, considerando svalutazione commerciale, carburante (con Benzina a 1,85 €/l), bollo, manutenzione e polizze assicurate in costante rialzo.
- La Scomparsa delle Utilitarie “Popolari”: Con la dismissione di modelli storici come la Ford Fiesta e l’aumento dei listini per vetture come la Fiat Panda o la Lancia Ypsilon (la cui nuova generazione elettrica parte da ben 34.990 €), la soglia d’ingresso al mercato del nuovo è diventata inaccessibile per il ceto medio-basso.
- L’Anomalia delle Tariffe Assicurative nel Mezzogiorno: In province come Foggia, i costi della copertura RC Auto penalizzano ingiustamente i guidatori virtuosi, con impatti di bilancio annui che superano spesso il valore commerciale dell’autovettura stessa se obsoleta.
- L’Isolamento Infrastrutturale dei Monti Dauni: L’assenza di un trasporto pubblico locale efficiente e cadenzato (autobus di linea con corse diradate e fermate distanti dai posti di lavoro) costringe i residenti all’autonomia privata. Senza colonnine di ricarica per la mobilità elettrica, le alternative al motore termico crollano azzerandosi.
- L’Impatto dell’Inflazione sui Ricambi e Manutenzione: Il costo dei componenti di usura (pastiglie freni, dischi, ammortizzatori, kit distribuzione) è aumentato di oltre il +18% nell’ultimo biennio a causa delle crisi geopolitiche e dei costi energetici industriali, rendendo proibitiva persino la riparazione dal meccanico generico.
- La Provocazione del Cavallo come Simbolo di Resistenza Economica: L’utilizzo della trazione animale da parte di Massimiliano Accetturo abbatte a zero le emissioni operative e azzera la dipendenza dalle fluttuazioni del barile di petrolio Brent, trasformandosi in una potentissima denuncia contro le politiche automobilistiche europee prive di sostenibilità sociale.

Posizionamento di Mercato, Concorrenza e Prospettive Future
Il caso esploso a Rocchetta Sant’Antonio è il classico canarino nella miniera per l’intero settore automotive europeo. Se i costruttori occidentali continuano a concentrare i propri investimenti su veicoli ad alto margine di guadagno, presidiando i segmenti premium con SUV elettrici da 300 CV e pesi superiori alle 2,2 tonnellate, il rischio concreto è la spaccatura irreversibile del mercato interno. Da un lato abbiamo i grandi centri urbani serviti da car-sharing, micro-mobilità elettrica e colonnine ultra-fast; dall’altro la sterminata provincia italiana, fatta di lavoratori pendolari, artigiani e famiglie che non sono fisicamente ed economicamente in grado di sostenere i costi dell’elettrico né quelli del carburante tradizionale arrivato alle stelle.
In questo scenario di de-motorizzazione forzata della popolazione, si inseriscono aggressivamente i marchi automobilistici cinesi. Brand come MG Motor (appartenente al colosso statale SAIC), BYD e Chery (con i suoi marchi Omoda e JaeCOO) stanno guadagnando quote di mercato impressionanti in Italia proprio intercettando la domanda di semplicità ed economicità abbandonata dai produttori storici continentali. La MG ZS con motore a benzina 1.5 aspirato da 106 CV, venduta a un prezzo d’attacco di circa 17.500 € fortemente equipaggiata, e la compattissima BYD Dolphin rappresentano la risposta orientata al prezzo che i gruppi europei come Stellantis o Renault Group faticano a dare senza sacrificare la propria marginalità industriale.
Tuttavia, anche l’arrivo dell’ondata cinese potrebbe non bastare ad arrestare il fenomeno del depauperamento del parco auto circolante. Senza un intervento strutturale da parte del Governo italiano per ridurre la tassazione sulle accise dei carburanti (che oggi pesano per oltre il 55% sul prezzo finale al litro alla pompa) e senza una riforma profonda del sistema di calcolo della RC Auto basato su meri parametri territoriali, la mobilità individuale continuerà ad essere un fattore di impoverimento per i residenti del Sud e delle aree interne. Il gesto di Massimiliano Accetturo, pur con i suoi contorni paradossali e quasi fiabeschi, ci pone dinanzi a una cruda realtà: se la tecnologia automobilistica ed il legislatore europeo non sapranno rimettere al centro della propria agenda l’accessibilità finanziaria della persona comune, il trasporto individuale rischierà di compiere un drammatico rinculo storico, dove la libertà di muoversi non sarà più garantita da quattro ruote e un motore, ma riconsegnata, ancora una volta, alla forza e al passo lento della natura.
